venerdì, Luglio 19 2024

Il 13 giugno, una giornata di luce intensa e ombre profonde, mi trovavo in un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato. Il nome è Gabriele, e quella mattina avevo deciso di esplorare una grotta affacciata sul mare, un posto dove natura e storia si fondono creando un quadro vivente che non potevo fare a meno di immortalare.

La grotta si apriva come un portale su un altro mondo, con la luce del sole che filtrava delicatamente, riflettendosi sulla superficie calma dell’acqua, creando un gioco di riflessi che danzavano sulle pareti ruvide. Ho scelto di posizionare la mia macchina fotografica in modo da catturare il contrasto tra la penombra in cui mi trovavo e la luminosità esterna, una sfida per qualsiasi fotografo.

Il mio obiettivo era chiaro: volevo che chi guardasse la foto sentisse la stessa meraviglia e curiosità che avevo provato io entrando in quella caverne. Per questo, ho scelto un’apertura di f/4.0, per dare profondità all’immagine e un tempo di esposizione di 1/250 di secondo, per catturare sia la quiete dell’acqua che la vivacità della luce senza sovraesporre. L’ISO era impostato a 400, abbastanza alto da compensare la mancanza di luce senza perdere dettagli. La lunghezza focale era di 28 mm, che mi ha permesso di abbracciare l’intera scena, dalle rocce in primo piano fino all’apertura della grotta.

Al centro della composizione, due persone si stagliavano in controluce, piccole figure umane avvolte dall’immensità della natura. Hanno dato alla scena una scala, un punto di riferimento che accentuava l’immensità dell’antro.

Ho scattato, e in quel momento ho saputo che avevo catturato qualcosa di speciale. Più che una foto, era un invito a riflettere sull’umiltà di fronte alle meraviglie del mondo, un monito a ricordare che, non importa quanto possiamo costruire e creare, la natura ci sorprenderà sempre con la sua grandezza.

Ogni volta che riguardo quella foto, mi sembra di poter sentire ancora l’eco delle gocce d’acqua, il fresco umido dell’aria sulla pelle, e l’odore salmastro del mare che si mescola con la terra. È un ricordo impresso non solo nella memoria digitale della mia fotocamera, ma anche in quella personale, un ricordo che va oltre i pixel e diventa esperienza viva.

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