martedì, Ottobre 13 2026
Sala parlamentare decadente con sedie rotte, un ramo d’ulivo secco e libri sgretolati al centro. Verso lo spettatore corre una figura festante, con tratti clowneschi e un sorriso inquietante, in netto contrasto con l’ambiente decadente.

Competenza e rigore morale… questi sconosciuti. Una riflessione sulla nostra classe dirigente.

Benedetto Coccia

Partendo dall’esortazione di Benedetto XVI ai giovani sardi nel 2008, l’articolo riflette sull’inadeguatezza complessiva della classe dirigente italiana, evidenziando la mancanza di competenza e rigore morale. Se si fosse dato ascolto all’appello del Papa creando scuole di formazione politica serie e strutturate, oggi non ci troveremmo in questa situazione. L’autore sottolinea come questa debolezza della governance riguardi tutti gli ambiti del vivere sociale e non solo la politica. Competenza e rigore morale sono attualmente assenti, riflettendosi nella superficialità con cui vengono affrontati problemi complessi e nella difficoltà di immaginare una morale laica a cui i rappresentanti dovrebbero ispirarsi.

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Una poltrona governativa vuota ricoperta di ragnatele, con un cartello polveroso con la scritta "Bene Comune" appoggiato a terra accanto alla poltrona. Davanti c'è uno specchio che riflette il vuoto, il tutto disegnato con linee semplici e colori neutri.

La crisi della governance

Benedetto Coccia

L’articolo discute la mancanza di una vera governance in Italia, sottolineando come l’esortazione di Benedetto XVI nel 2008 per una nuova generazione di laici cristiani impegnati nella politica sia rimasta inascoltata. Critica l’attuale classe politica per l’egoismo e l’interesse personale che prevalgono sul bene comune e sulle istituzioni. Conclude affermando che, con una classe dirigente come quella attuale, la Costituzione repubblicana non sarebbe mai nata.

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