martedì, Giugno 25 2024

I migranti forzati nel mondo sono 108 milioni di cui il 40% minori (nel 2020 erano 82 milioni).

Una minima parte, in realtà, raggiunge l’Europa (circa il 5%) essendo molti di questi (62 milioni) sfollati interni o espatriati in Paesi facilmente raggiungibili (in Siria, dopo 12 anni di guerra civile, oltre il 45% della popolazione non risiede dove risiedeva prima dell’inizio del conflitto).

Considerando che il Nord America si fa carico di circa il 2% dei migranti forzati, possiamo dire che questo popolo in cammino in realtà grava sulla parte più ricca del mondo per circa il 7% del totale mentre il restante 93% è a carico di Paesi in via di sviluppo.

Già questo semplice dato dovrebbe far riflettere, la parte più povera del mondo si fa, di fatto, carico della stragrande maggioranza dei migranti forzati contravvenendo al basilare principio di solidarietà che imporrebbe a chi ha più possibilità economiche una maggiore disponibilità all’accoglienza.

Il dato complessivo è certamente influenzato dal protrarsi del conflitto in Ucraina e lo sarà per quest’anno dal nuovo, drammatico, conflitto scoppiato in medio oriente.

Questi dati, e soprattutto il progressivo incremento del fenomeno migratorio (nel 2000 i migranti forzati erano 20 milioni), rendono urgente una riflessione seria e scevra da partigiane schermaglie politiche.

La “gestione” di questo fenomeno, che anche gli osservatori meno attenti iniziano a percepire come una questione non più ascrivibile alla categoria dell’emergenza, richiede una riflessione seria e approfondita che coinvolga tutti gli ambiti disciplinari (geopolitico, giuridico, filosofico, morale…) e che soprattutto ci interroghi sulla capacità (volontà) del nostro Continente di accogliere e integrare dello straniero.

Purtroppo non è così e “l’emergenza migranti” continua a dominare il dibattito politico europeo e, soprattutto, italiano cadendo spesso vittima delle basse partigianerie tra schieramenti opposti che, invece di collocarlo organicamente tra i fenomeni che caratterizzano questo nostro tempo, lo enfatizzano e drammatizzano al punto di alterarne la stessa percezione nella popolazione.

Benedetto Coccia

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