domenica, Maggio 26 2024

Il sussurro del vento tra le rovine antiche è stato il primo suono che ho percepito arrivando in questo luogo sospeso nel tempo. Mi chiamo Gabriele, fotografo per passione e narratore per natura. Ogni scatto per me è un frammento di racconto, e questa immagine non fa eccezione.

Era un pomeriggio di primavera quando, con la mia macchina fotografica a tracolla, mi sono imbattuto in questo castello dimenticato, solitario testimone di epoche passate. Le sue mura, erose dal tempo, si ergevano ancora fiere, contrastando con il cielo chiaro di un azzurro lavato.

Ho scelto di focalizzare l’attenzione sui dettagli delle rocce in primo piano, ruvide e tinte di muschio, simbolo della resilienza contro il lento decorrere del tempo. L’antico maniero, sfocato sullo sfondo, serviva da sfondo maestoso, evocando storie di battaglie e leggende ormai perdute nel vento.

I metadati della fotografia rivelano la tecnica dietro l’immagine: un’apertura di f/4 per mantenere il soggetto principale in primo piano ben definito, con lo sfondo sfumato per non distogliere l’attenzione. La velocità dell’otturatore era impostata su 1/3200 di secondo per catturare con precisione la texture delle pietre senza sovraesposizione, e l’ISO a 400 per compensare la luce meno intensa in un giorno leggermente nuvoloso. La lunghezza focale di 70 mm mi ha permesso di comprimere la distanza tra le rocce e le antiche mura, creando una sensazione di immediata vicinanza.

Mentre osservavo attraverso il mirino, sentivo quasi di poter toccare la ruvidità di quelle pietre, di sentire il freddo e la solidità che hanno resistito al passare di secoli. Questo scatto è per me un ponte tra il presente e il passato, un invito a riflettere su quanto siamo piccoli di fronte alla vastità della storia.

Ciascuno di noi è un passante in questa terra, ma monumenti come questo castello restano a dominare il paesaggio, testimoni di un tempo che noi possiamo solo immaginare. Con questa foto, ho voluto offrire una finestra su quel tempo, un’opportunità per chi la guarda di perdere lo sguardo tra le rocce e sognare storie di cavalieri e di eroi d’altri tempi.

Ogni volta che riguardo questa immagine, posso quasi udire l’eco delle voci di chi ha percorso questi stessi sentieri molto prima di me. E in quel silenzio, rotto solo dal clic della mia fotocamera, mi sento connesso a tutte quelle anime che, attraverso i secoli, hanno lasciato il loro segno su queste pietre.

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