domenica, Maggio 26 2024

Abbiamo descritto i boomer come gli artefici della nascita della società contemporanea sorta dalle ceneri di quella “borghese” abbattuta dalla gloriosa contestazione degli anni ’60 e ’70; li abbiamo visti valorosamente impegnati a contestare il contestabile, decostruire la struttura sociale in essere e abbattere il sistema familiare patriarcale, il sistema universitario baronale e tutto ciò che richiamasse, anche vagamente, una qualche struttura gerarchica. Eppure, ora, le nuove generazioni, invece di mostrare nei loro confronti gratitudine, venerazione e rispetto, li chiamano semplicemente boomer, con un appellativo che l’Accademia della Crusca definisce “ironico e spregiativo, attribuito a persona che mostri atteggiamenti o modi di pensare ritenuti ormai superati dalle nuove generazioni”. Neanche degni di interlocuzione, boomer e basta!

E loro, i boomer, come vivono questa relegazione al semplice oblio? Come accettano, dopo mille battaglie dialettiche (e non solo), di essere considerati neanche degni di risposta? Sembra bene, sembra si siano rassegnati all’irrilevanza, ad essere guardati con sufficienza, arrivando a giustificarsi, difronte a qualcosa che non capiscono, “scusate, sono un boomer”.

Ma è proprio così? In realtà no. A guardar bene, loro, i boomer, oltre a portare “la fantasia al potere” hanno portato, soprattutto, sé stessi al potere e ci sono rimasti fieramente abbarbicati fino ai nostri giorni. Un potere che di fantasioso, oltre alla sua variopinta e estemporanea intellighenzia, non ha proprio niente. Un potere che ha fatto strame del Paese, che ha sempre anteposto l’interesse personale a quello collettivo fino a renderlo difficilmente ravvisabile, che ha consacrato il familismo e il clientelismo quali unici ascensori sociali possibili, lasciando ai meritevoli l’uso di inagevoli scale di servizio o la via dell’espatrio. Un potere che, con insaziabile avidità, ha dissanguato il Paese, un potere affetto dalla Sindrome di Erode, che promette ai giovani il futuro mentre gli ruba il presente e gli ipoteca il futuro, accumulando un inestinguibile debito pubblico, facendo apparire le gesta del satrapo di Giudea una burla tra ragazzi. Mentre posta mazzi di fiori ed emoticon, il boomer è, in realtà, alla ricerca di ulteriori vitalizi e prebende e mentre esorta i giovani al volontariato, accusandoli di disimpegno sociale, si accaparra nuovi incarichi, naturalmente ben retribuiti. Insomma, dove passa il boomer non cresce più l’erba e, dunque, volendo riassumere in un motto la strategia del boomer, non possiamo che attingere alla tradizione culturale partenopea, maestra di dissimulazione: “non so fesso ma faccio o fesso perché facendo o fesso faccio fesso”.

 

Benedetto Coccia

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